Massimo Sansavini - Kindergarten

Galleria MOdenArte ospita, nella sede temporanea di Iseo, la mostra di Massimo Sansavini "Kindergarten": venticinque nuove opere dell'artista romagnolo, realizzate secondo il suo stile con incastri di legno lucidato su lamina d'alluminio, che catapultano il visitatore appena entrato in galleria nel bel mezzo di un mondo fantastico, un mondo a metà strada tra il "paese delle meraviglie" di Alice e la "Second Life" di oggi, un mondo che sembra dipinto da Henri Rousseau e ritoccato dal pop di Valerio Adami.

Noto al grande pubblico per le scenografie Rai di "Piazza Grande" e "In famiglia", l'artista farà invadere le sale della galleria da una natura inviolata e sontuosa. Su irreali tramonti verdi, rossi e blu si staglieranno piante carnose e carnali, arbusti che si piegano sotto il peso di foglie gigantesche, agavi marziane che si aprono quasi a voler afferrare lo spettatore e fiori carnivori le cui foglie sembrano sul punto di trasformarsi nei tentacoli di una creatura mitologica. Ipnotiche, caramellose, succulente, le piante protagoniste di queste opere, tutte dal còlto nome latino, celano pericolosi incanti. Si chiamano Cannibis Sativa, Aconitum Napellus, Amaryllis Belladonna e sono suadenti e pericolose come sirene. Sembrano sussurrare a chi le osserva: puoi guardarmi ma non toccarmi. Ma non è possibile.

Come scrive Alessandra Redaelli nel bel saggio in catalogo «La mano, irrimediabilmente sedotta, si allunga nel gesto inevitabile di saggiare la consistenza delle foglie, di provare ad aspirarne il profumo». In mezzo a questo tripudio di colori, infatti, tutti di una lucentezza straniante grazie all'uso delle vernici industriali trasparenti, il visitatore sarà portato a toccare tutto. E' proprio questa luminosità che fa sembrare il legno ceramica ad enfatizzare i volumi, a dare ai lavori di Sansavini quella qualità tattile che rende ancora più intrigante il gioco che queste opere creano tra scultura (ciò che a tutti gli effetti sono) e pittura (ciò che l'occhio al primo sguardo percepisce).

Un "pittoscultore". Così Mauro Corradini definisce Sansavini nel secondo testo pubblicato in catalogo. «La sua opera, opera di scultore - scrive - appare collocabile in quel percorso intermedio costituito dalla "scultura dipinta"; lo si potrebbe anche leggere come "pittura scolpita", poco muterebbe. L'opera di Sansavini si propone come un'immagine piatta, che tuttavia mantiene in sé i rilievi e le morbide forme plastiche della scultura; o anche, ribaltando i termini, una scultura a tessere musive, che contiene con le sue vernici la straordinaria potenzialità della pittura, delle sue luci, dei suoi incanti, dei suoi bagliori e riflessi».