Steve McCurry - Landscapes & Portraits

La sua bravura e la sua fama hanno fatto il giro del mondo assieme a quegli occhi verdi, atterriti, di una ragazzina afgana rifugiata in un campo profughi del Pakistan e pubblicati su una copertina del National Geographic. Era il 1984 e il fotografo americano Steve McCurry si era recato in quel territorio infuocato del Medio Oriente per documentare l'invasione russa dell'Afghanistan. Molte volte sarebbe tornato in quelle zone, come fotografo dell'agenzia Magnum, continuando a testimoniare i conflitti e le sofferenze delle popolazioni asiatiche, dall'Afghanistan e dal Pakistan, appunto, fino all'India (dove aveva iniziato la sua carriera come fotoreporter free lance), al Tibet, alla Cambogia, alla Birmania, alle Filippine, al Nepal e allo Sri Lanka.

Un viaggio in Asia colpisce il viaggiatore per i suoi paesaggi, la sua spiritualità, l'architettura, la povertà e soprattutto i volti. E' difficile, anche per un fotografo dilettante resistere alla tentazione di chiedere il permesso per scattare almeno una foto ad uno di questi visi che dicono più di tante parole. Se dietro l'obiettivo non c'è un dilettante, ma un professionista il risultato è stupefacente.

E' il caso di Steve McCurry che ora espone nuovamente presso Galleria MOdenArte, dopo cinque anni dalla mostra che lo ha portato per la prima volta in Italia, una selezione delle sue più belle foto scattate in questo straordinario continente.

La mostra "Landscapes & Portraits" racconta, attraverso quindici scatti selezionati tra i tanti e tutti rigorosamente stampati in cybacrome, la storia di un uomo che ha iniziato la sua carriera di fotoreporter nascondendosi sotto gli abiti della gente del posto per attraversare il confine del Pakistan e riuscire ad entrare in Afghanistan prima dell'invasione russa. Al suo ritorno, per far uscire dal Paese le prime immagini del conflitto, cuciva i rullini nei vestiti. Foto che gli hanno fatto vincere innumerevoli premi tra i quali la medaglia d'oro Robert Capa.

In mostra soprattutto immagini di volti, ritratti, come quello, che nel 1984 gli è valso la copertina del National Geographic: il volto spaventato di Sharbat Gula, una ragazzina afgana dagli occhi verdi, rifugiata in un campo profughi in Pakistan. Una passione, quella per l'Asia che il fotografo spiega con semplicità: «Sono stato anche in Africa e America Latina, però l'Asia rimane la mia terra preferita perché li davvero sembra di essere in un altro mondo. Certo non mancano strutture e stili di vita moderni o simili ai nostri, ma prevale ancora quasi ovunque una sorta di qualità antica della vita. Le persone sono ancora molto legate alle tradizioni, ai costumi, alle feste e soprattutto alla religione, che è veramente un elemento fondamentale dell'esistenza di tutti i giorni».

In occasione della mostra "Landscapes & Portraits" è nuovamente disponibile, esclusivamente presso Galleria MOdenArte il catalogo scritto dal fotografo stesso con riflessioni e descrizioni relative alle immagini esposte in galleria.