Steve McCurry - A Selection of Sojurn. Narratives of Asia

La sua bravura e la sua fama hanno fatto il giro del mondo assieme a quegli occhi verdi, atterriti, di una ragazzina afgana rifugiata in un campo profughi del Pakistan e pubblicati su una copertina del National Geographic.

Era il 1984 e il fotografo americano Steve McCurry si era recato in quel territorio infuocato del Medio Oriente per documentare l'invasione russa dell'Afghanistan.

Molte volte sarebbe tornato in quelle zone, come fotografo dell'agenzia Magnum, continuando a testimoniare i conflitti e le sofferenze delle popolazioni asiatiche, dall'Afghanistan e dal Pakistan, appunto, fino all'India (dove aveva iniziato la sua carriera come fotoreporter free lance), al Tibet, alla Cambogia, alla Birmania, alle Filippine, al Nepal e allo Sri Lanka.

Come lo stesso McCurry racconta, «...era il 1978 quando, per la prima volta, sono partito per l'India. Avevo già girato il mondo in lungo e in largo, e sono partito con quel senso di eternità che accompagna un giovane che se ne va sbattendo la porta. Ma in quell'occasione non sarebbe stata la stessa cosa. Quella volta mi sono buttato sulle spalle la macchina fotografica certo che in qualche modo avrebbe ripagato le spese della mia grande voglia di viaggiare. Si trattava della stessa voglia che ha spinto i commercianti dell'antichità lungo le vie mercantili con il tè, le tinte e le spezie che ancora oggi macchiano le strade e si diffondono nell'aria dei luoghi più pittoreschi e variopinti del mondo. Passano gli anni ed è sempre il colore a spingermi verso sud, lungo la direttrice Sud-Est sino all'Asia, il colore, la vita e la luce. E' proprio questa ininterrotta continuità con il passato e la tradizione che mi spinge a tornare in Asia, unita ad una qualità che rende unica questa parte di mondo. A ripensarci mi rendo conto che è il colore vibrante dell'Asia che mi ha insegnato a vedere e scrivere con la luce. Prendi quella stradina, segui quel bambino, trova lo splendore della vita nel grigiume polveroso e scrostato di Calcutta. Aspetta che la luce raggiunga il suo momento di maggiore intensità, come la pioggia per il contadino. E' davvero sorprendente come, nel terzo occhio della macchina fotografica, dal volteggiare della polvere in Asia si sostanzia una abbondanza dorata, una limpidezza da profondità marine».

Oggi, dopo il successo della mostra tenutasi presso il Palazzo della Ragione di Milano e in concomitanza con la sua personale alla Galleria Nazionale dell'Umbria, le cybacrome degli scatti del fotografo di Filadelfia sono ospitati dalla Galleria MOdenArte nella sede di Venezia.

Un'occasione unica e irripetibile per vedere da vicino un'ampia selezione di immagini che hanno segnato il nostro presente e continueranno a influenzare il nostro futuro.