Mark Kostabi - Angeli e Androidi

Il labile confine che separa fiction e reale è il tema, vasto e sempre attualissimo, della mostra che la galleria MOdenArte dedica all'artista-manager americano Mark Kostabi, eroe e simbolo controverso di questi nostri anni improbabili, dominati dalle ideologie del business e dalle tecnologie globalizzanti della comunicazione, e tuttavia più che mai incerti se essere o ben essere, se ubbidire alle suggestioni del passato o alle promesse del futuro.

Si tratta di 31 dipinti di diverso soggetto e dimensione, ovvero altrettante variazioni sul tema metafisico dell'uomo-manichino caro a Kostabi, che il curatore Maurizio Vanni ha assemblato e sintetizzato sotto il titolo intelligente "Angeli e Androidi".

Le opere sono per lo più prodotte dal 2003 al 2005 e alcune sono già famose e famosissime. Come lo straordinario remake (Expulsion from Paradise) dell'affresco di Masaccio, con Adamo scacciato e piangente che si trascina dietro i presunte tesori dell'Eden a noi contemporaneo, fatti di telefoni, televisori, computer, registratori di cassa. O come le escursioni in ambienti De Chirico (Statue of Imitation), Picasso (Riffin on Picasso), Magritte (Stoned) e molti altri.

E' un universo che abbraccia e riposiziona sapientemente i cosiddetti maestri del colore, dal rinascimento al barocco, dall'Ottocento ai nostri giorni informali, concettuali, post tutto (Alien Annunciation, The first and best Time, La festa segreta, Intimate Commodities, Trapped, The Shape of Things to come, In a Dark a Lonely Place, Unbridled Ambition, L'alfabeto della pittura, Brioche, La sfida, Everything you need).

Attraverso un particolare allestimento (accanto ai dipinti una serie di figure, che rappresentano angeli reali, angeli virtuali, angeli androidi), Vanni riproduce l'atmosfera del processo creativo di Kostabi, con una doppia immersione nella fiction, in un contesto in cui ciascuno dei 31 dipinti rappresenta un segnale, un'indicazione, un messaggio da leggere e interpretare. Vanni prosegue così un suo percorso critico sull'arte come linea di confine tra dimensioni contigue e categorie conflittuali: realtà e sogno, verità e finzione, istinto e artificio. «Figli della tecnologia e del virtuale - spiega - angeli e androidi di Kostabi sono mediatori tra questi mondi opposti, esseri senza volto in cerca di verità problematiche e sfuggenti».

Quanto all'uomo Mark Kostabi, alla sua musa ispiratrice e alla sua officina dell'arte è stato ormai raccontato tutto in mille libri e interviste che coltivano la saga post capitalista del self made artist, geniale manager delle idee, del pennello e di se medesimo.

Che c'entra il marketing con l'arte e con l'artista? Il tributo reso a Kostabi dalla critica e dai grandi musei e gallerie del mondo conferma che il gioco vale la candela. «Nel senso - ricorda Vanni - che il modo di produrre kostabiano è in fondo speculare al modo di produrre del capitalismo d'oggidì. Ne restituisce il modello, appunto dalla creatività al marketing. E operando in termini di fiction, paradossalmente svela i reali contenuti della fiction in cui tutti viviamo. Oltre l'apparenza di queste opere c'è insomma l'essenza della verità».

Per l'occasione è stato realizzato un catalogo a colori, disponibile presso la galleria, con riporodotte le opere in mostra, un saggio critico appositamente scritto da Maurizio Vanni e la biografia dell'artista.