I Think... I Am

Questa mostra che vede esposte opere di Elio De Luca, Fabio Inverni e Claudio Massini si basa sulla considerazione che secondo alcuni autori e filosofi Cristiani come Agostino, Tommaso, Bonaventura e Cusano che si appropriano della tradizione neoplatonica e aristotelica, il pensiero contrapposto ai sensi diventa la chiave di accesso alle realtà trascendenti e a Dio.

Costante della loro filosofia è l'utilizzo della logica formale, unita bensì a un contenuto "reale", basata sul principio di non contraddizione e sul riconoscimento dell'intuizione quale forma suprema e immediata del sapere, per il quale l'essere e il pensare necessariamente coincidono. Secondo la dialettica del pensiero, infatti, la Ragione deve prendere atto che non può esistere un soggetto senza oggetto, l'Essere senza il Pensare, e viceversa, pena la caduta in un relativismo irrazionale.

Il comportamento e l'azione, e quindi l'Essere, altro non sono che l'estrinsecazione di una visione del mondo al livello del Pensare da cui ne consegue che la vera azione si opera già col pensiero e il comportamento è solo un fenomeno secondario o derivato. Sempre da questo punto di vista si capisce meglio la svolta operata in psicoanalisi da Sigmund Freud che, partendo con intenti esclusivamente psicoterapeutici essendo di fatto un medico neurologo, dopo anni di esperienza delle dinamiche consce e inconsce dei processi di pensiero, giunse ad affermare implicitamente, anche in polemica con altri indirizzi psicologici tra i quali anche il comportamentismo e i suoi derivati, che «sì il paziente grazie al metodo psicoanalitico guarisce anche ma che questo suo guarire è solo un fenomeno secondario rispetto al più importante cambiamento rappresentato da una maggior consapevolezza dei propri processi di pensiero che prima lo condizionavano inconsciamente e a cui, invece, la disciplina psicoanalitica ha dovuto eminentemente mirare per avere successo e raggiungere i suoi veri obiettivi».

Con Hegel, l'Essere viene sottomesso definitivamente alla Ragione dialettica. Pertanto, per meglio comprendere lo studio dell'essere in quanto tale secondo Hegel, si può confrontare l'ontologia hegeliana con quella di Platone e di Aristotele: in costoro, l'Essere era situato al di sopra del ragionamento discorsivo-dialettico e coincideva con una dimensione intuitiva e contemplativa. Con Hegel, invece, l'Essere viene identificato con la dialettica stessa: esso non è più collocato all'origine della filosofia e del pensiero, bensì alla fine; è il risultato di una mediazione, di un processo logico con cui la Ragione giunge, infine, a dedurlo da sé in maniera pienamente oggettiva.

Hegel è quindi agli antipodi di Parmenide: per quest'ultimo, Essere e Pensare erano uniti indissolubilmente; per Hegel, invece, essi risultano separati e legati tra loro dalla Ragione. Per Parmenide l'Essere era statico e contrapposto assolutamente al non-Essere; per Hegel, invece, l'Essere è dinamico ed esiste in rapporto al non-Essere: anche quest'ultimo quindi E'.

Ecco che "I Thik… I Am" ovvero "Io Penso… Io Sono" mette in stretta relazione il pensiero e il risultato attraverso la ragione che altro non è che il mezzo necessario per arrivare alla fine, ovvero al risultato stesso, partendo dall'inizio, ossia dall'idea.